L’Augusto scettico di John Williams – Perché non piace ai filologi anche se è un grande romanzo

In occasione della sua traduzione italiana (2010), Luciano Canfora ha stroncato l’Augustus di John Williams sul “Corriere della sera”, con il tono saccente e la vista corta che talvolta gli studiosi riservano ai “dilettanti”. Quando poi è uno yankee a mettere il naso nelle cose nostre, la lama si fa ancora più affilata!

Ancora prima di leggere il libro – avendo già amato Stoner, capolavoro dello scrittore americano – la recensione di Canfora mi era parsa emanare puntiglio accademico. Finito il romanzo l’impressione è stata confermata, con in più l’amarezza per un giudizio ingeneroso su un’opera di valore.

Molti sono i rilievi di Canfora, che ha difficoltà nel distinguere l’angolatura dello storico dell’età antica da quella del narratore: rilevare che le lettere fittizie di Williams non rispettano i canoni dell’epistolografia latina, per esempio, sembra francamente pretestuoso.

Ma più che discutere di questo m’interessa spiegare perché il libro è da leggere.

La sfida era improba: ricostruire la storia di Augusto con una struttura narrativa che non è quella del classico romanzo epistolare, ma piuttosto quella della collazione di scritti (lettere, pagine di diario, testimonianze), interamente finzionali e non sempre legati tra loro.

Coloro che hanno condiviso aspetti della vita pubblica e privata dell’imperatore parlano di sé, di lui, e degli eventi di cui sono stati attori o spettatori, costruendo nelle nostre menti, tassello dopo tassello, un’immagine caleidoscopica del protagonista e delle motivazioni del suo operato.

Personaggi noti, meno noti o inventati – ma sempre verosimili – prendono vita senza essere mai descritti direttamente: le sfumature più ambigue delle diverse personalità emergono dai giri di frase delle loro stesse parole, oppure dal ritratto obliquo delineato in quelle di un alleato o di un rivale.

E’ la lingua meravigliosa di Williams che si trasforma dando voce dall’apoditticità vigorosa ma infantile di Marco Antonio; all’intelligenza sofisticata di Mecenate, più fiuto e gusto che profondità; all’opportunismo un po’ querulo di Cicerone; alla modestia insicura e perfezionista di Virgilio; all’ambizione pulita e scoperta di Livia; all’eroismo di Salvidieno Rufo, forse impropriamente – ma a chi importa – trasformato in un giovane Pier delle Vigne, suicida per gridare al mondo la propria fedeltà a Ottaviano; alla trasgressività triste di Giulia; alla durezza respingente di Tiberio; alla virilità paterna, tetragona, rassicurante di Agrippa.

Questi personaggi, interessanti di per sé (tra cui un posto importante hanno anche Orazio e Ovidio), acquistano anima e vita storica nelle nostre menti, con l’evidente intenzione di restituirci lo spirito del tempo e non la sua realtà documentaria. L’operazione compiuta da Williams non è quella dello storico e nemmeno quella di un romanziere che intenda scrivere di storia, in tal senso appare poco calzante il richiamo di Canfora alle Idi di marzo di Wilder (1948), con cui Augustus presenta analogie soltanto di struttura formale.

Augustus tende piuttosto all’obiettivo al quale mirava l’opera cui più verosimilmente si ispira: le Memorie di Adriano (1951) di Marguerite Yourcenar. Entrambi più che romanzi storici sono romanzi filosofici, libri in cui la grande storia, pur rigorosamente e intelligentemente ricostruita, serve da spunto per riflettere sul rapporto tra natura umana e realtà contingenti.

L’inafferrabilità e l’affascinante profondità di Augusto, rimaste tali nei secoli, sono catturate da Williams con l’intelligenza che solo un grandissimo scrittore possiede, da un lato svelandone le possibili motivazioni politiche e psicologiche, dall’altro mantenendo l’aura di privato mistero che aleggia, da sempre, sulla figura del primo imperatore.

Ottaviano che fin dalla più giovane età, con terribile consapevolezza, ha dedicato la propria vita alla costruzione di un nuovo ordine politico, in fondo all’animo ha il nucleo  pacato, raziocinante e scettico di ogni statista:

I have come to believe that in the life of every man, there is a moment when he knows beyond whatever else he might understand, and whether he can articulate the knowledge or not, the terrifying fact that he is alone, and that he can be no other than the poor thing that is himself. 

Come scriveva Italo Calvino: “duro destino è l’avere un destino”.

  • John Williams, Augustus: a novel (1973), Vintage Books, 2004
  • (trad. it.)  Augustus. Il romanzo dell’imperatore, Castelvecchi, 2010
Per chi insegna: altamente consigliato in tutte le classi di Liceo classico. Forse un po’ difficile nel biennio (ma studenti ferrati possono farcela), molto adatto al triennio.

10 Commenti

  1. harlanjames

    Finito di leggere proprio oggi. Non potrei essere più d’accordo. Chi ha stroncato questo romanzo, l’ha fatto a mio parere più per saccenza (o saccenteria) che per altro. Lo stesso Williams, nella nota iniziale dell’autore, sottolinea come il suo sia un romanzo, un’opera della immaginazione.
    Ma scritta incredibilmente bene e che appassiona dalla prima all’ultima pagina.
    Lo consiglio vivamente.

  2. Enrico

    La stroncatura di Luciano Canfora (studioso di meritata fama, sia chiaro) rivela un po’ tutta l’autoreferenzialità delle élite culturali di questo Paese, che ha allontanato lettori, e persino gli scrittori, dalla cultura classica. Peraltro, non è assolutamente chiaro perché un filologo debba recensire un romanzo, stroncandolo proprio sulla verosimiglianza.

    • scuolalvento

      Infatti, questo è il punto e purtroppo non è un problema circoscritto al solo rapporto con la cultura classica. Se dai un’occhiata ai manuali di letteratura greca e latina per i licei, capisci perché la maggior parte degli studenti arriva alla maturità con il disgusto delle lettere classiche. Abbiamo molto da fare e visto che oggi è Natale… tanti auguri di buon lavoro :-)

  3. Elena C.

    D’accordissimo.

  4. valeria

    che romanzo incantevole!

  5. guido

    Questa sera completerò la lettura di questo romanzo che mi ha appassionato : è interessante per conoscere la storia di ieri ( duemila anni fa, incredibile ) e quella di oggi.

  6. Laura Buccianti

    Sono d’accordo con i pareri espressi dagli altri lettori di questo magnifico romanzo, che ho appena finito di leggere per la seconda volta. Mi ha appassionato dalla prima pagina, mi sono sentita vicini quei grandi della letteratura e della storia che di solito frequento per motivi professionali ( sono un’insegnante di storia e di latino),ma questa volta li ho conosciuti nel loro lato di uomini, di amici! Bello, bello davvero!

  7. chi ha tanto ancora da fare

    concordo pienamente con i vostri commenti e dato che non sono un critico ma un giovane lettore ( sedicenne) mi vorrei soffermare su un punto che mi ha colpito di più in questo romanzo: l’immaginazione.
    Mi è piaciuto molto come Williams abbia messo in evidenza la stori di Ottaviano Augusto con la fantasia di creare questo romanzo epistolare.
    Una cosa incredibilmente fantastica… ma cosa ci si poteva aspettare da Williams se non un capolavoro del genere, complimenti!
    Veramente un romanzo con i fiocchi!

  8. Daniele Moretto

    Cercando notizie su Williams trovo questa notizia che mi permetterà, se troverò il libro, di continuare a conoscere un autore dopo la lettura, appena conclusa, di una meraviglia letteraria quale è “Stoner”.

  9. Guido

    Ciao a tutti!

    Ho letto Augustus e mi è piaciuto. E’ vero che l’autore ogni tanto inventa di sana pianta e non è storicamente rigoroso, ma va detto che lo mette in chiaro sin dalla prefazione: Augustus è un’opera dell’immaginazione e non un rigoroso resoconto storico. Quindi trovo ingeneroso giudicarlo secondo canoni accademici.

    Consiglio caldamente a chi è piaciuto Augustus la serie “I signori di Roma” (Masters of Rome), in cui Colleen Mccullough tratta il periodo immediatamente precedente a quello di Ottaviano Imperatore, ovvero la transizione dalla Repubblica di Mario e Silla alla dittatura di Cesare. Sono libri molto godibili ma, a mio parere, più rigorosi di Augustus. Sono rimasto stupito come Augustus cominci esattamente dove finisce l’ultimo dei libri della Mccullogh; che si siano messi d’accordo?

    Guido

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