“Perché uno coi capelli blu non può avere voti alti?” – La risposta in “L’età lirica” di Letizia Pezzali

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Brutta storia quando si diventa troppo vecchi per leggere. Le novità iniziano a farti ribrezzo, non per pregiudizio ma perché le prendi in mano e ti cadono le braccia.

A dire il vero continui testardamente a provarci: qualche angolo di te spera che su un cavallo bianco, da qualche paese lontano, arrivi qualcuno a dir qualcosa di nuovo. A salvare te le tue letture e possibilmente la Letteratura italiana.

Ma a pagina trenta del superpremiato caso dell’anno – opera prima dell’esordiente più talentuoso comparso sugli scaffali nell’ultimo decennio o prova matura dell’ex giovane promessa trasformatasi da lustri in solito stronzo – puntualmente ti chiedi perché ti vuoi così male.
E allora la novità per cui hai appena speso dai 12 ai 25 euro trova il suo degno posto nel cestino.

Per tutte queste ragioni, dopo aver spolpato L’età lirica in un pomeriggio ed averlo riletto integralmente il giorno successivo, mi viene da ballare e da cantare, da spalancare la finestra e gridare (come nessuno degli adolescenti della Pezzali farebbe mai) che sono tanto felice.

Finalmente un bel libro. Da qualunque punto lo si guardi.
Un modo arguto e originale di guardare la vita, un’idea profonda e sconclusionata dell’adolescenza, uno sperimentalismo stilistico che non è gratuito, non è pesante e non è ingiustificato. Lo stile della Pezzali rende con grande acutezza il lirismo antititanista, spaesato e cinico di quelle creature che, tutti i giorni, ci fissano con occhi straniti dai loro banchi

Per chi vive con gli adolescenti tutti i giorni, è difficile incontrare qualcuno che te ne parli dicendo cose che accendano una debole fiammella d’interesse. Eppure il pensiero e le parole dell’autrice, insieme così logiche ed illogiche, riescono a farti leggere il suo libro due volte, andata e ritorno, in ventiquattro ore.

Il prodigio si compie con una prosa d’arte che non ha niente di affettato e scorre con una naturalezza surreale, il tono del racconto – solo in apparenza leggero e in realtà oltre ogni modo tragico – riesce a svelare il noumeno sotto il fenomeno, mostrandoci ragazzi che non sono uomini e donne in fieri ma piuttosto l’essenza di ciò che noi tutti siamo nel gran teatro del mondo.

Le dinamiche della vita studentesca e i ruoli in cui l’implacabile microcosmo della scuola ci ha inchiodati a 17 anni, purtroppo non sono destinati a sparire. Ce li portiamo dietro tutta la vita. Per questo L’età lirica non è un romanzo generazionale di ambientazione scolastica, ma un’opera che resterà tra le cose più forti, vere e interessanti scritte in questi anni (o almeno lo si auspica, perché se l’editore non lo rimette a disposizione in libreria, anche chi volesse proporlo a classi di ragazzi o folti gruppi di amici non avrà alcun successo).

Il 6 settembre Marta, contro ogni previsione, telefonò, e Mario rispose, un momento parlando e ridendo, il momento successivo lasciandosi aggredire da un silenzio obeso come una nuvola. Il problema era che non si sapeva quali difetti avesse, questa Marta, se ne conoscevano solo i molti pregi, e ciò non era, non poteva essere, un bel modo di cominciare.

Letizia Pezzali, L’età lirica, Dalai, 2012 (disponibile su Kindle da Baldini e Castoldi, Euro 2,99)

 

 

 

 

 

 

 

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