Primarie e forconi: ma la scuola educa al dialogo? Due strumenti per insegnare a discutere civilmente

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L’anno scorso, durante la mia visita a 10 scuole americane, mi ha impressionato quanto gli studenti fossero abituati a parlare e come si esprimessero in modo maturo, disciplinato, in un fuoco di fila di domande pertinenti e risposte ficcanti.
Non ho potuto evitare di correre col pensiero ai miei, di studenti: tendenzialmente insicuri, poco propensi a esporsi, così intimiditi dal dialogo “non programmato” da risultare sovente confusi e farraginosi nell’esporre il proprio punto di vista.

Ma la mancanza di fiducia in se stessi e le scarse abilità argomentative sono problemi che raramente sono da imputare agli scarsi interessi dei ragazzi. Certo, alcuni di loro hanno poche curiosità e la qualità dei loro discorsi ne risente, ma per molti si tratta semplicemente di essere abituati a una didattica che non insegna le regole comunicative del 2013 – e talvolta neanche a pensare – ma chiede loro soltanto di imparare a ripetere parole altrui.

Una piattaforma web (di cui esiste un’app iOS 4.3) e un sito di ‘civismo educativo’, possono essere utili per cominciare a scardinare, nel lavoro quotidiano con le classi, questa vecchia impostazione. Si tratta di strumenti che si prestano a molti usi diversi e possono essere sfruttati dai docenti di Storia, Filosofia, Italiano, Religione, Educazione alla cittadinanza, insomma da tutti coloro che dovrebbero insegnare a ragionare e a esprimere in modo efficace la propria opinione.

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Collaborize Classroom è una piattaforma che permette di organizzare ‘dibattiti pubblici’ su qualsiasi argomento in modalità differenti:

  • versione si/no (approvo/non approvo), in cui l’insegnante lancia il tema della discussione, magari presentando una propria tesi, e gli studenti esprimono la loro approvazione o disapprovazione motivando il loro punto di vista;
  • lo stesso tipo di contraddittorio può essere proposto in modalità a scelta multipla, selezionando una risposta predefinita cui segue la motivazione individuale della risposta;
  • semplicemente votando l’opinione di un altro partecipante alla discussione.

Interessante la possibilità di caricare immagini, video e testi (per esempio un articolo di giornale tratto dal sito di un quotidiano, oppure un PDF), permettendo così di prendere spunto da fonti diverse nel tipo di linguaggio (audio, video, photo).

La piattaforma ha poi una funzione che restituisce i dati essenziali della discussione (che può essere proposta a più gruppi e a più classi) evidenziando il numero di interventi di ogni partecipante, il “successo” delle singole risposte, il gradimento e la condivisione delle sue tesi.

Può sembrare un semplice strumento social, e in parte lo è, ma a renderlo diverso è il contesto di ‘arena democratica’ in cui valgono le regole dei dos and dont’s della comunicazione, un galateo espressivo che noi italiani abbiamo perduto per strada da molto tempo (e che non sarebbe male cominciare a trasmettere fin dagli anni della scuola). Qualche esempio:

  • leggi i quesiti e le risposte accuratamente prima di rispondere (ovvero “pensa prima di parlare!”)
  • fai i complimenti ai tuoi pari per le loro idee (se le consideri convincenti)
  • se hai bisogno di maggiori informazioni chiedi
  • sii educato e pensa a chi ti deve leggere (online i tuoi interlocutori non possono osservare il linguaggio del tuo corpo o sentire il tono della tua voce)
  • evita il gergo e il sarcasmo
  • ascolta e rifletti su tutte le idee presentate
  • rispondi piuttosto di ‘reagire’
  • rimani concentrato su ciò che viene detto e non su chi l’ha detto, ecc….

Insomma, un decalogo di bon ton argomentativo che gli anglosassoni ben conoscono e rispettano, in cui la ‘pancia’ (con il suo corollario di delegittimazione dell’interlocutore attraverso la spocchia o l’insulto) non trova posto.
L’interfaccia di Collaborize è in inglese ma le indicazioni concise e l’organizzazione chiarissima del sito ne rendono l’uso semplice anche allo studente italiano.

La seconda proposta è dare un’occhiata a iCivics. Il sito è stato voluto dall’ex giudice della Corte Suprema Sandra Day O’Connor per aiutare gli americani a conoscere un po’ meglio il loro sistema istituzionale. Sono a disposizione lezioni, materiali e giochi interattivi per studenti e docenti delle scuole superiori, con un approccio al contempo ludico e serissimo grazie al quale si imparano a conoscere le istituzioni e ci addentra nel loro funzionamento.

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Ma non facciamoci ingannare dai colori sgargianti e dai personaggi-fumetto: iCivics aiuta a mettere alla prova capacità decisionali, forza persuasiva, cultura giuridica e politica…è un modo intelligente, serio ma non noioso, di affrontare l’ABC della cultura istituzionale. Purtroppo le istituzioni non sono le nostre e dalle nostre sono troppo diverse, navigando un po’ nel sito possiamo però farci venire qualche idea per smetterla d’insegnare Educazione civica facendo memorizzare agli studenti gli articoli della Costituzione.

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