Se la vita in classe ti rende più stupido

Di tempo per studiare oggi gli insegnanti dumb-questions non ne hanno. Forse ce l’avevano venti, trenta, quarant’anni fa: quando le vacanze erano davvero di tre mesi e le giornate non erano oppresse da corsi sulla sicurezza, consigli di classe straordinari, PDP da stilare, bisogni educativi speciali, sedute per l’orientamento, test d’ingresso, programmazioni di dipartimento, valutazione con analisi critica degli INVALSI.

Chissà come doveva esser bello insegnare – e imparare – quando i docenti erano intellettuali veri (beati loro, avevano persino il tempo di leggere!), gente che affascinava con il proprio sapere e il cui giudizio era stimato essenziale per progredire nella vita; quando il mestiere non era quello del domatore di leoni o del “motivatore” di anime perse ma si doveva essere, semplicemente, dei competenti Professori di Qualcosa.

La vita nelle nostre scuole è tanto faticosa e frustrante – specie per uno che ama la propria disciplina ed è interessato allo sviluppo intellettuale dei ragazzi – che chi può si mette a far altro mentre chi non può, volontariamente, mette il cervello in naftalina tirando a campare.

Ed ecco che, dopo un numero variabile di anni, quello bravo non lo è più. Per ragioni di pura sopravvivenza.

Il tempo per capire come adottare nuove metodologie, rinnovare i programmi, passare dalla didattica trasmissiva al problem solving, riconsiderare a fondo il proprio modo di fare lezione non c’è (e comunque al Dirigente non interessa); mentre devi trovarlo per difenderti dai genitori dei pluribocciati (guai se fanno ricorso), presenziare a consigli per ammonire chi mette la polvere da sparo nel temperino o si fa la ceretta durante l’ora di Chimica, cercarti da solo i colleghi che ti sostituiscano se devi andare a fare le analisi.

Un tempo eri sveglio, ma il didattichese ti ha rovinato il cervello e la trincea della vita di classe ti ha reso più indifferente e più sordo.
Tutti gli animali naturalmente si difendono. Non è strano lo facciano anche i professori.

 

3 Commenti

  1. alberto

    Conosco Francesca da un anno,
    con lei ho organizzato a febbraio, a Torino, un convegno sulla didattica digitale. I ragazzi hanno avuto molto spazio per parlare e i suoi ragazzi del Giusti mi sono piaciuti molto. Ancora ricordo tanti passaggi della discussione che 6 di loro hanno fatto davanti ad una platea di professori.
    Per 6 anni ho fatto il preside di una scuola superiore salesiana poi ho avuto l’occasione di girare molte scuole in Italia, da Cagliari a Palermo, da Napoli a Roma, Firenze, Mestre. Milano. Per sei volte sono stato al Lussana di Bergamo, portando pure ragazzi di prima superiore nelle classi. Ho frequentato convegni sulla scuola ascoltando alcune delle migliori esperienze, da Salvatore Giuliano di Brindisi ad Alessandra Rucci di Ancona, passando da Alberto Grillai a Mestre. Ho lavorato per due anni con i ragazzi della Juventus a Vinovo, cambiando 12 docenti in due anni. Una esperienza dove sopravvivi solo con gli attributi ma che regala grandi soddisfazioni, anche scolastiche. Mi è capitato di incontrare nel parcheggio di Vinovo i genitori di un ragazzo che abbiamo bocciato per due anni di seguito in prima ed i genitori mi hanno abbracciato.
    Credo che la vita di molti professori superi un livello di stress sopportabile. Vedo colleghi che passano le domeniche a correggere compiti, a preparare lezioni. Ed insegnano da 25 anni.
    Credo che molto si giochi intorno alla figura del dirigente scolastico.
    Il contesto può essere molto differente ma se il dirigente è focalizzato sulle formalità e sul timore dei ricorsi allora dovrai affrontare interminabili riunioni che hanno a che fare forse con l’educazione, poco con l’istruzione, molto con le ansie. Ho sempre considerato i possibili ricorsi come una scuola per imparare qualcosa di nuovo. Questo ho sempre detto alle segretarie.
    Se il dirigente non fa solo riunioni collegiali, con 50 – 100 persone, per programmare ma ritiene importante un confronto a livello di dipartimenti, un confronto in piccoli gruppi, dove si mettono in comune visioni, esperienze, risorse, se tutto questo arriva in consigli di classe che non si ritrovano solo per sospendere ma per costruire percorsi come comunità creativa, allora mi è capitato di trovare anche nelle famiglie un elemento di collaborazione e non una controparte.
    Avete visto i temi su cui si deve preparare un concorso per dirigenti scolastici? Ne emerge una figura da boiardo di Stato non di una guida educativa, innovativa attenta alle migliori esperienze, facilmente accessibili con il web
    Alberto Zanini

  2. Firefighter

    Se oggi non è più possibile per un insegnante coltivare le proprie passioni, è pur vero che si possono far nascere e crescere nei propri studenti. Francesca c’è riuscita con mia figlia e io gliene sarò per sempre grato.

  3. scuolalvento

    Firefighter carissimo,
    nonostante i momenti di scoramento insegnare resta un’esperienza meravigliosamente intensa. E nel mio cuore rimane, più viva che mai, una classe di ragazzi e genitori speciali.

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